Autore Topic: Abbandono  (Letto 2066 volte)

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Offline Brina

  • A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di piu
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Abbandono
« il: 01 Luglio 2023, 14:22:33 »
Oggi mia sorella mi ha inviato questo scritto, inutile dire che avevo le lacrime agli occhi.
Ma come si fa ad abbandonarli???

"Un vecchio gatto camminava senza fretta lungo una polverosa strada di campagna in un assolato pomeriggio d’estate: si dirigeva verso un grande e solitario olmo che offriva ombra a chi si fermava sotto le sue vaste fronde.
Improvvisamente, dopo una curva, il gatto si fermò: a pochi metri dalle sue anziane zampe sul bordo della strada era seduto un cane, dal cui collo pendeva una catena che lo teneva legato a un palo della luce.
Il vecchio gatto rimase immobile e mentre il cane cominciò ad abbaiare verso di lui pensò, con profonda tristezza, “eccone un altro”.

“Perché abbài verso di me, cane? Non vedi che sono soltanto un vecchio e malandato gatto randagio che va in cerca di un po’ d’ombra?”
Il cane, un giovane esemplare, smise di abbaiare e rispose: “io abbaio sempre ai gatti che passano nel giardino dove vivo, a volte lo faccio anche per vincere la noia”
“Ma qui non sei nel tuo giardino…”
“Lo so, il mio amico mi ha lasciato qui e ora aspetto che torni a prendermi”
Il gatto scosse la testa, lo colpiva sempre la cieca ingenuità dei cani, e disse: “posso passare per raggiungere quell’albero laggiù e stare un po’ all’ombra? Sai, dopotutto anche se legato puoi sempre aver ragione di un gatto vecchio e debole come me”
Il cane guardò incuriosito il gatto, osservò i segni che aveva sul muso e il corpo magro e ossuto, quindi si spostò e fece passare il gatto che andò a sdraiarsi sotto l’olmo.

Da lì ogni tanto alzava la testa per guardare il cane che, sotto il sole, era seduto con la testa rivolta sempre nella stessa direzione.
“Non tornerà il tuo amico, giovane cane, non tornerà nessuno per te. E io sono troppo vecchio per provare a liberarti dalla catena che ti tiene prigioniero”
Il gatto si addormentò e quando si svegliò il cielo era punteggiato di stelle; si alzò e andò dal cane che era ancora seduto come lo aveva visto nel pomeriggio.

“Ciao cane”
Il cane si voltò e stavolta non abbaiò: iniziava a essere stanco, aveva fame, tanta sete e rispose con voce bassa: “ciao vecchio gatto”
“Il tuo amico non è tornato a prenderti…”
Il cane abbassò lo sguardo: “no, ma sono certo che verrà presto, ne sono sicuro e mi riporterà nella nostra casa. Tu hai mai avuto una casa, vecchio gatto?”
“No giovane cane, io sono nato in questa campagna e ho sempre vissuto qui, cercando di non cacciarmi in guai grossi e fidandomi poco degli uomini”
“Vedrai che del mio amico ti potrai fidare: ti dico che quando verrà a prendermi, nel caso tu sia qui con me, lui ti porterà a casa con noi!”
Nonostante avesse già ascoltato altri cani parlargli così, il vecchio gatto rimase comunque stupito dalla incrollabile fedeltà di quel giovane cane stanco, affamato e assetato nella cui testa ancora non si era fatta strada la ragione per la quale si trovava legato in quella isolata viuzza di campagna
“Va bene cane, ma ora cerca di dormire: resterò io sveglio e ti avviserò se dovesse arrivare il tuo amico”
“Oh sì, grazie!”
Confortato da questo pensiero il cane, esausto, si addormentò subito mentre il vecchio gatto si sistemò vicino a lui, ben sapendo che nessuno sarebbe tornato per quel giovane cane.

“Arriverà tra poco il mio amico, vedrai che lo vedremo spuntare dalla curva e ci porterà a casa: ci darà tanti biscotti e tanta acqua, ne sono certo vecchio gatto”
Il gatto aveva ascoltato le parole dette con un flebile fiato dal cane che non aveva più la forza di alzarsi; era pieno di polvere, il sole non gli dava tregua, la sua gola era arida e le sue forze erano allo stremo.
Ma, nonostante ciò, il cane continuava a credere al ritorno del suo amico e non staccava gli occhi da quella curva da cui avrebbe visto spuntare l’uomo al quale aveva affidato la sua vita.

Il cielo si riempì una volta ancora di stelle, una leggera brezza si era alzata e il cane, sfinito, alzò il muso per annusare l’aria con la speranza di riconoscere il più amato degli odori.
Il vecchio gatto era lì, accanto a lui, e sapeva che quelle sarebbero state le ultime stelle che quel giovane cane avrebbe visto.
“Dici che il mio amico tornerà a prendermi, vecchio gatto?”
“Sì, verrà ma ora devi cercare di dormire. E non parlare, che hai la gola secca e sei troppo debole”
“Allora se tornerà a prendermi vuol dire che non è arrabbiato con me? Che mi vuole ancora come il suo cane?”
“Come potrebbe essere arrabbiato con un cane come te? Sarà orgoglioso di un cane forte e coraggioso come te e quando arriverà sarò onorato di potergli fare le fusa.
Ma ora chiudi gli occhi e stai tranquillo, io sono qui e ti sveglierò appena il tuo amico apparirà dalla curva”
“Grazie vecchio gatto, sei un vero amico perché non mi hai mai lasciato solo”
Il giovane cane sospirò, chiuse gli occhi e finalmente, sotto le stelle e con la brezza della notte, il suo fedele cuore si fermò.

Il vecchio gatto restò ancora un po’ vicino al giovane cane e quindi riprese piano piano il suo cammino; oltrepassò il grande olmo e pensò a quanto, per un uomo, sia facile tradire la fiducia di un cane, quanto sia semplice fregare il cuore di un cane.
“Non passerò più da questa strada” disse con rabbia il vecchio gatto dando un’ultima occhiata alla curva, a quella curva che il giovane cane non aveva mai smesso di guardare ❤️"

 


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